il danno e la beffa

27 Set

Oggi il Corriere della Sera, versione cartacea, ha in prima pagina un intervento sull’opportunità di rendere obbligatorio il casco per i ciclisti, a firma di Fulvio Scaparro. Il fondo è accompagnato da un articolo più cronachistico, a firma Alessio Ribaudo, che partendo dal boom delle piste ciclabili in Italia (ma dove? ma quando?, viene da pensare) arriva allo stesso punto: ai ciclisti va fatto indossare il casco, per forza.
Scriviamo queste righe con l’amarezza di chi sa di essere esposto al mostro/moloch automobile. E che, per sovrammercato, si trova anche ad essere indicato come il primo responsabile della sua eventuale sventura: “eh, certo, poveretto: ma non indossava il casco”, in molti direbbero (diranno) di fronte all’ennesimo lenzuolo steso a coprire una fu vita perduta per strada e sulla strada.
Non vogliamo pensare ai (micro)interessi economici di qualche categoria, produttori di caschi, accessori eccetera, che comunque ci provano sempre. Noi pensiamo alla fatuità, alla vacuità, all’indegna leggerezza con cui chi non ha idea di cosa sia la vita in bici in città si rivolge a noi, che abbiamo gambe forti, nervi saldi e riflessi da faina, a come si dovrebbe fare ad evitare di morire schiacciati da un mostro in plastimetallo e vetro di peso variabile tra gli 800 e gli oltre 2.000 chilogrammi, lanciato magari a 80 all’ora su pavé o sanprietrini, al contempo mandatoti e il cuore in gola e un bel “vaffa” perché osi abitare con la tua bici lo stesso segmento spaziotemporale.
Noi rischiamo di perdere la vita, sì: ma, e che tutti gli dei vi accollino pene eterne, o voi ostinati occupanti delle strade con mezzi che rasentano il militare, la rischiamo esclusivamente (lo vogliamo ripetere: esclusivamente) a causa vostra del vostro mafioso modo di utilizzare la sede stradale. Sede che è anche nostra, e anzi ne paghiamo la manutenzione pur non consumandola ma anzi sfiorandola leggermente, come piume inodori e felici.

Al “Corriere” chiedo di ospitare, con la massima rapidità, anche l’opinione dei ciclisti urbani sull’argomento. E se non si fida dei “blog”, spesso citati a sproposito e solo quando fa gioco, possono anche chiedere lumi alla Fiab, che già qualche tempo fa riuscì a rintuzzare con dati e argomentazioni serie una sciagurata modifica del codice della strada in tal senso, dimostrandone l’assurdità e l’iniquità.

Il concetto è sempre lo stesso: non sono io che mi devo proteggere dai pazzi che sparano a casaccio dalle finestre, sono i cecchini stradali che vanno rinchiusi per molti anni al buio umido di una galera a riflettere sul senso delle cose e delle vite che hanno tolto con i loro criminali comportamenti.

Non sono io che devo corazzarmi, sei tu che devi disarmarti.
Niente caschi, più ganasce.

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3 Risposte to “il danno e la beffa”

  1. Michelangelo 27 settembre 2011 a 19:30 #

    Queste persone dovrebbero in primo luogo provare.
    Chi uccide i ciclisti non sono le cadute ma la velocità delle auto che passano a pochi cm se non sopra ai malcapitati.
    Ci sono studi che sostengono addirittura la pericolosità del casco in caso di caduta per il rachide cervicale ma questo vorrebbe dire aver approfondito l’argomento e non scritto un pezzo per riempire un vuoto.
    Incompetenti.
    M!!!

  2. rotafixa 28 settembre 2011 a 22:00 #

    alla faccia dell’intervento con la voce contraria……

    http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_28/casco-ciclisti_4873535a-ea06-11e0-ac11-802520ded4a5.shtml

  3. rotafixa 28 settembre 2011 a 23:55 #

    mail a
    fdebortoli@rcs.it
    fdebortoli@corriere.it

    direttore, vedo che continuate a battere sulla sicurezza passiva, dimostrabile come essenzialmente inutile nella zona del disastro che sono diventate le città italiane.

    noi di “di traffico si muore” abbiamo dimostrato diverse volte, anche grazie al corriere roma e a repubblica roma, attraverso uno strumento acquistato da noi, che in pieno centro (si parla di roma, la cosa può essere replicata qua…ndo vuole in ogni città italiana) macchine e moto corrono: ben oltre i limiti di velocità urbani. abbiamo rilevato anche oltre i 100 km/h, sui fori imperiali.
    si renda conto che i vostri articoli ci sembrano altrettante rasoiate in faccia: a noi ciclisti quotidiani intendo.

    propongo un confronto su strada, con i cronisti da lei scelti, in un qualsiasi momento del giorno: un duello logico, se vuole.

    noi sosteniamo che la situazione è fuori controllo, e che caschi e corazze non servono, vista la disparità delle armi a disposizione: provi lei a restare vivo dopo un impatto a 80 all’ora anche con una semplice yaris anche indossando il caschetto.

    la sensazione è che l’apriorismo alogico si sia impadronito di ogni angolo di riflessione.

    a noi che stiamo faticosamente cercando di riagganciare una civiltà ormai assestata in nord europa le vostre parole leggere e disinformate, o forse preformate, risultano come altrettanti insulti. non personali, ma allo sforzo immane che stiamo sostenendo da anni.

    quindi facciamolo, questo duello. un suo cronista passa una giornata a roma con noi, a roma o milano, ma in bicicletta. quando vuole. siamo a piena disposizione per farle testare sul campo cosa sia una giornata in bicicletta in una città italiana.
    poi lei stesso, a mio parere, scriverà un fondo sulla follia collettiva che governa ogni singola giornata in strada in italia

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