Archivio | settembre, 2011

Venite a vedere le nostre strade

29 Set

Il Corriere della Sera insiste su questa nuova linea che vorrebbe imporre l’uso del casco a tutti i ciclisti sostenendo che sia il modo migliore per salvarci la vita. Il giornalista che si ostina su questa posizione (Alessio Ribaudo) ignora volutamente che nelle nostre città il vero pericolo per la vita degli utenti “deboli” è l’alta velocità a cui viaggiano i veicoli a motore e la mancanza di rispetto delle regole da parte di chi li conduce. Abbiamo denunciato più volte il continuo sforamento del limite di velocità urbano e chiesto a gran voce che in alcune strade venga anche abbassato a 30 km/h. Al giornalista ostinato e alla redazione del Corriere lanciamo un invito: indossate un bel casco costoso e provate a farvi investire in bicicletta da una vettura che viaggia appena al di sopra del limite di velocità. Nessun casco vi salverà la vita.

il danno e la beffa

27 Set

Oggi il Corriere della Sera, versione cartacea, ha in prima pagina un intervento sull’opportunità di rendere obbligatorio il casco per i ciclisti, a firma di Fulvio Scaparro. Il fondo è accompagnato da un articolo più cronachistico, a firma Alessio Ribaudo, che partendo dal boom delle piste ciclabili in Italia (ma dove? ma quando?, viene da pensare) arriva allo stesso punto: ai ciclisti va fatto indossare il casco, per forza.
Scriviamo queste righe con l’amarezza di chi sa di essere esposto al mostro/moloch automobile. E che, per sovrammercato, si trova anche ad essere indicato come il primo responsabile della sua eventuale sventura: “eh, certo, poveretto: ma non indossava il casco”, in molti direbbero (diranno) di fronte all’ennesimo lenzuolo steso a coprire una fu vita perduta per strada e sulla strada.
Non vogliamo pensare ai (micro)interessi economici di qualche categoria, produttori di caschi, accessori eccetera, che comunque ci provano sempre. Noi pensiamo alla fatuità, alla vacuità, all’indegna leggerezza con cui chi non ha idea di cosa sia la vita in bici in città si rivolge a noi, che abbiamo gambe forti, nervi saldi e riflessi da faina, a come si dovrebbe fare ad evitare di morire schiacciati da un mostro in plastimetallo e vetro di peso variabile tra gli 800 e gli oltre 2.000 chilogrammi, lanciato magari a 80 all’ora su pavé o sanprietrini, al contempo mandatoti e il cuore in gola e un bel “vaffa” perché osi abitare con la tua bici lo stesso segmento spaziotemporale.
Noi rischiamo di perdere la vita, sì: ma, e che tutti gli dei vi accollino pene eterne, o voi ostinati occupanti delle strade con mezzi che rasentano il militare, la rischiamo esclusivamente (lo vogliamo ripetere: esclusivamente) a causa vostra del vostro mafioso modo di utilizzare la sede stradale. Sede che è anche nostra, e anzi ne paghiamo la manutenzione pur non consumandola ma anzi sfiorandola leggermente, come piume inodori e felici.

Al “Corriere” chiedo di ospitare, con la massima rapidità, anche l’opinione dei ciclisti urbani sull’argomento. E se non si fida dei “blog”, spesso citati a sproposito e solo quando fa gioco, possono anche chiedere lumi alla Fiab, che già qualche tempo fa riuscì a rintuzzare con dati e argomentazioni serie una sciagurata modifica del codice della strada in tal senso, dimostrandone l’assurdità e l’iniquità.

Il concetto è sempre lo stesso: non sono io che mi devo proteggere dai pazzi che sparano a casaccio dalle finestre, sono i cecchini stradali che vanno rinchiusi per molti anni al buio umido di una galera a riflettere sul senso delle cose e delle vite che hanno tolto con i loro criminali comportamenti.

Non sono io che devo corazzarmi, sei tu che devi disarmarti.
Niente caschi, più ganasce.

I Ciclisti Stranieri Denunciano Roma

19 Set

Corriere.it del 15 settembre 2011