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Paolo Rumiz su Repubblica.it

7 Dic

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4 Risposte to “Paolo Rumiz su Repubblica.it”

  1. caiofabricius 7 dicembre 2010 a 16:43 #

    VISTO CHE GIA’ SUI GIORNALI LA NOTIZIA DI QUESTA PREVEDIBILE , ENNESIMA ED ANNUNCIATA SPAVENTOSA STRAGE DEGLI INNOCENTI E’ SCOMPARSA O RIDOTTA A TRAFILETTO

    Direi che almeno QUI DA NOI, almeno per qualche giorno EVITIAMO LA STUCCHEVOLE, FALSA e OFFENSIVA CONDIVISIONE DELLE COLPE nel vano tentativo di ingraziarci gli adepti della vincente setta adoratrice di feticci che sulla strada NON CI VUOLE in ogni caso (basta alibi miserrimi di luci, giubbetti e altre richieste kappleriane di 50 kg d’oro alla comunità ebraica comunque già predestinata al martirio)

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/07/news/italia_pedala_pericolosamente-9908072/
    GRANDE PAOLO RUMIZ!

    MI PERMETTO DI SOTTOLINEARE ALCUNE FRASI DA MANDARE A MEMORIA O DA STAMPARE SU BIGLIETTO DA VISITA da tenere con sè come sostitutivo di rissa con sorciocorrente microcefalo sles

    “Non ti guardano, non ti vedono. Non ti considerano una persona. Sei una bici, non un uomo, una donna e un bambino che va. Un bersaglio nel parabrezza. Un gioco della playstation a destra della mezzeria. Loro non ti sentono, hanno musica nell’abitacolo, telefonano, sono sigillati con l’aria condizionata, e poi c’è anche il motore che non fa rumore, non dice loro che vanno oltre il limite. L’elettronica li rende senza peso, massa inerziale; nasconde che il motore è un’arma e la patente un porto d’armi. E nemmeno tu li senti arrivare, perché oggi le macchine sono cose carenate e silenziose come ghepardi nella savana. Arrivano da dietro, a tradimento…..

    La strada italiana è diventata un campo di battaglia e chi non ha la grossa cilindrata soccombe. Macchine sempre più potenti, fretta e frustrazione in aumento, insofferenza per chi va piano….

    ….È uno scontro culturale prima che urbanistico: la bici è vista un intralcio al traffico non la base per decongestionarlo. Aveva ragione Ivan Illich in quel geniale testo di economia che è “Elogio della bicicletta”. C’è una guerra civile in corso tra il mondo ad alta energia e bassa comunicazione interpersonale, e il suo opposto.

    È sempre peggio: le statistiche che vantano la diminuzione degli incidenti stradali sono un bluff perché riguardano solo gli automobilisti. Per pedoni e ciclisti il numero dei morti è costante, se non in aumento, e di questo non si parla. ….se depuri il dato dagli incidenti in autostrada e quelli del sabato sera dove le bici sono assenti e il traffico a piedi pure, scopri che i ciclisti e i pedoni falciati in situazioni normali sono il cinquanta per cento e non il quindici come si afferma

    Una delle cose più fenomenali è la faccia ebete di quelli che ti spalancano la portiera e anziché chiedere scusa dicono con gli occhi: ma tu che ci fai qui….

    All’estero gli italiani li riconosci da una cosa: sono gli unici che ringraziano se li lasci passare sulle strisce pedonali
    PAOLO RUMIZ

  2. diego 7 dicembre 2010 a 21:02 #

    IO VADO IN BICICLETTA E NON MI MISCHIO CON LA MERDA.

  3. Mammifero Bipede 8 dicembre 2010 a 08:45 #

    @ Diego
    Finché ci si va per divertimento è relativamente facile evitare strade e traffico, ma usarla tutti i giorni su percorsi obbligati (p.e. casa-ufficio), o la sera d’inverno non consente molti margini di libertà…

  4. Michelangelo 8 dicembre 2010 a 17:25 #

    @Diego, non capisco il tuo intervento così deciso, qui la maggior parte pedala, cicle e ricicla.
    Credo che tutti qui si pensi che non possiamo addossare tutto l’onere della sicurezza e tutta la riduzione del rischio su chi pedala, travestendolo come un cavaliere medioevale o illuminandolo come un albero di Natale. L’onere dell’attenzione deve essere ben presente a chi sale in macchina e continua a telefonare, scrivere messaggi o a farlo anche se è pieno di coca.
    Penso che il vittimismo non sia il sentimento del ciclista ma il dato di fatto è che nel confronto stradale, in genere, le vittime siamo noi.
    M!!!

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