COMUNICATO

23 Nov

In occasione dell’incontro “La ciclabilità: Italia e Danimarca a confronto”

I ciclisti romani sono stanchi delle parole di chi amministra la città. Il traffico romano uccide, indisturbato, chi ha scelto di muoversi in modo semplice e intelligente, e soprattutto innocuo.
Il vostro nascondervi dietro le parole non è più tollerabile, perché i ciclisti urbani sono cresciuti di numero, e muoiono solo per incuria vostra e altrui.
Perché voi sapete solo parlare di un futuro che per noi e per quasi tutta Europa è già un presente, mentre sulle strade si continua ad essere aggrediti e a volte uccisi da un passato che state ostinatamente mantenendo in vita.
Solo in quel momento voi siete in silenzio: quando lasciate soli noi ciclisti a subire ogni giorno la ferocia di una massa indisciplinata e indisturbata di umani senza argini, gli automobilisti.
In questa città domina una sola entità, una sola ideologia: l’automobile.
Persino sotto le finestre del governo cittadino le automobili sfrecciano, davanti alle finestre del campidoglio in una piazza molto nota e altrettanto trafficata non si riesce ad attraversare a piedi sulle strisce pedonali se non a rischio, e sempre litigando, a volte anche picchiandosi.
Voi non dovreste essere mesi in grado di amministrare neanche un condominio, se non riuscite a vedere ciò e a far rispettare le norme stradali di base, quelle di minima sicurezza. altro che Copenhagen.
Figurarsi se siete in grado di capire cosa succede, e come, in luoghi dove la logica, l’intelligenza e la convivenza su strada sono da tempo la normalità.
Copenhagen lamenta di non essere ancora al 50% della mobilità ciclistica quotidiana.
Beati loro.
Noi qui a Roma siamo a rischio di morte o invalidità permanente anche in soli 200 metri, in ogni zona della città e a qualunque ora del giorno.
Eppure continuiamo a credere che le cose possano cambiare e che una civiltà stradale, dopo decenni di vostro colpevole lasciar fare, di abbandono alla barbarie, sia possibile. vi abbiamo indicato soluzioni e voi le avete ignorate.

Ora siete qui ad un convegno, poi ce ne sarà un altro, e un altro ancora, e nel frattempo qualcuno tra noi ciclisti o camminatori sarà morto, di sicuro lo sarà. e sarà colpa anche delle vostre inutili parole, della vostra inerzia e della paura che avete di affrontare una realtà dura e feroce, cosa che invece noi ciclisti urbani di Roma affrontiamo ogni giorno, cercando di mantenere il più possibile il sorriso e la gioia di muoversi liberamente e senza fare alcun danno alla città, e allo stesso tempo cercando di tornare a casa vivi.
Delle vostre parole non sappiamo più che farcene. vogliamo fatti a partire da subito.
E’ ora di cambiare questa città, e poco importa se verrete rieletti o rinominati nei vostri posti attuali: voi avete il dovere di governare, non di fare convegni le cui parole non arrivano mai a concretezza.
Da subito limite di 30 km/h in città.
Da subito controlli sui limiti di velocità, sospensione della patente e sequestro del mezzo per chi va oltre i limiti.
Da subito corsie ciclabili ai lati di ogni strada.
Da subito ingresso in metro per le biciclette.
Da subito repressione della sosta illegale e dei comportamenti illeciti.
Noi sappiamo già che non lo farete. Ma voi sapete da tempo che è questo che dovreste fare. Ogni morto in più resterà nella nostra memoria, e graverà sulla vostra coscienza.

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